Filippo Prompergher, il restauratore

Sono andato a trovare Filippo nella sua originale bottega. La chiacchierata che abbiamo fatto mi ha permesso di mettere a fuoco la sua voglia di eccellenza. Di seguito vi riporto le sue testuali parole.

Come è nata la passione per il restauro?

Precisamente 15 anni fa ho vissuto a Firenze per frequentare il primo anno di università, abitavo con un paio di studenti in una casa a due passi dal centro, dopo le lezioni mi trattenevo fuori per fare delle lunghe passeggiate ed ammirare tutto il ben di Dio che la città offriva.
La mia zona preferita era quella un po’ meno conosciuta dal turista medio, l’Oltrarno! Via maggio, via Santo Spirito, Borgo San Frediano e così via. Passavo delle ore a guardare le vetrine degli antiquari dei restauratori del legno e doratori.
Questo è stato l’incipit che mi ha dato la forza di fare la scelta di lasciare l’università ed in iziare una lunga gavetta in varie botteghe artigiane della mia regione ed oltre Toscana.

Come si diventa restauratori?

Si può diventare restauratori frequentando un’accademia di restauro, la quale rilascia al suo compimento un titolo che ti permette di lavorare anche per istituzioni; spesso i ragazzi che escono da li non sono preparati al mercato. Oppure come ho fatto io, frequantando le botteghe, cercando di apprendere quei trucchi tramandati da generazioni.

Quanto è utile un lavoro come il tuo?

Se non ci fossero i restauratori tutto ciò che i nostri antenati hanno realizzato a livello di arte, intesa come architettura, scultura, pittura, ecc ecc…non sarebbe arrivata ai giorni nostri nella quantità della quale ne possiamo ancora godere.

Filippo, quali sarebbero i principi fondamentali di un intervento di restauro?

Il principio fondamentale è conoscere e capire il reperto sul quale dobbiamo intervenire, per effettuare un lavoro conservativo nel massimo rispetto della patina originale, cosa sempre più rara da trovare.

Negli ultimi tempi sta andando di moda lo stile vintage e industrial a discapito del classico antiquariato.Cosa ne pensi a riguardo?

Dopo il boom che l’antiquariato ha avuto fino agli anni 90, raggiungendo in alcuni casi speculazioni a mio avviso eccessive, c’è stato un declino graduale anche dettato dal fatto che le superfici delle abitazioni si sono ridotte notevolmente mentre il così detto modernariato negli ultimi anni sta riscuotendo un grosso successo, assieme agli arredi industriali. Cosa importante se si vuole lavorare nel mio settore è capire queste bolle di mercato e cavalcarle al momento giusto .

Un,ultima domanda, come te lo senti e disegni il tuo futuro?

Vintage!

Grazie per la gioia e la passione che mi hai dedicato durante l’intervista.

Nicola Tognarini, il geometra

Adoro collaborare con le persone sulle quali posso contare in ogni momento fidandomi di loro. Nicola Tognarini per me è una garanzia. Un libero professionista che ama la propria famiglia e nei momenti liberi desidera girare con la sua bicicletta per scoprire sentieri nuovi. Di seguito, vi riporto le testuali parole del geometra Nicola Tognarini.

Ciao Nicola, descriviti e parlami della tua attività professionale?

Sono una persona dinamica, sempre in cerca di nuovi stimoli e che coltiva molti interessi, anche in ambiti lontani tra di loro.
Ricerco continuamente nuove conoscenze e ho scelto di esercitare la libera professione di geometra in quanto si tratta di un’attività che mi appassiona e mi permette di organizzare in maniera libera e ottimale le mie giornate.

Come mai hai deciso di svolgere questo mestiere?

Ho iniziato questa professione a seguito di una forte passione che avevo sin da piccolo per i cantieri e le costruzioni, durante gli studi poi, mi sono reso conto che le materie tecniche mi incuriosivano e trovavo soddisfazione anche nell’approfondire da solo.
A differenze di molti che aspirano al posto fisso, per me la libera professione era un sogno.

Quali sono i principi fondamentali per svolgere il lavoro di geometra?

Non ci sono principi universali, ognuno porta avanti la propria professione nel modo che ritiene più opportuno.
Personalmente il mio servizio si basa sulla professionalità, serietà e l’accompagnamento del cliente lungo tutte le fasi lavorative, elementi indispensabili per il perseguimento della soddisfazione finale dell’assistito.

Hai iniziato la tua libera professione in un momento storico difficile dove la maggior parte dei giovani si inseriscono nel mondo del lavoro appoggiandosi in studi già affermati. Tu, invece, hai deciso di creare il tuo studio. Quale è stato Il driver motivazionale che ti ha spinto a metterti in gioco così giovane?

La libera professione è una metodologia di lavoro che mi ha sempre appassionato e ho subito capito che tale attività, per portare dei risultati concreti, ha bisogno di passione, costanza e tempo; E’ per questo che ho deciso di cominciare subito a costruire una struttura, che sono convinto un domani mi porterò molte soddisfazioni.

Se una persona nel 2015 volesse fare il geometra, cosa gli consiglieresti?

Gli consiglierei di iniziare a ragionare sull’importanza che, la passione e la coltivazione dei rapporti umani hanno nella riuscita di un’attività vincente.

Un’ultima domanda, come te lo senti e disegni il tuo futuro?

Impegnato, variegato e pieno di soddisfazioni.

Grazie per la simpatia e la gioia che mi hai dedicato durante l’intervista.

Marco Milaneschi, l’artista muralista

Sei mesi fa, mentre progettavo il mio studio ho avuto l’idea di creare un ambiente originale per il rivestimento delle pareti che potesse inglobare i complementi d’arredo dell’ambiente più importante della mia casa studio. La tecnica di cui sto parlando è quella dei graffiti, dei murales. Mi hanno sempre dato un emozione positiva mentre li osservavo in giro per il mondo e ci tenevo a progettare per i miei clienti all’interno di un murales a 360°. Fu per questo motivo che incontrai per la prima volta Marco Milaneschi, l’artista di murales. Vi riporto qui le sue testuali parole dopo la mia intervista avvenuta proprio nel mio studio.

Marco ciao, qual’è la tua tecnica?

Ho iniziato a dipingere per passione e le tecniche e lo stile che ho sviluppato nel tempo fanno parte di esperienze diverse e quindi sono varie e interagibili, poter dipingere pareti enormi e risolvere grandi spazi aperti resta per me il migliore degli stimoli creativi.
Decidendo di dipingere professionalmente ho dovuto riscoprire e studiare tecniche nuove e l’idea di “commissione” si è rivelata solo un ottima occasione per sperimentare e accrescere la conoscenza tecnica delle vernici spray e dei materiali pittorici che oggi utilizzo.

Cosa ti stimola creativamente?

Oltre l’infinità di stimoli che già ci mette a disposizione la storia dell’arte e della pittura in genere, ritengo che la percezione della realtà contemporanea, basata sull’immmagine e sull’invasione pubblicitaria-commerciale rappresenti un soggetto più che appagante per trarne idee e stimoli creativi.Per assurdo oggi subiamo costantemente migliaia di messaggi visivi di svariata natura ed intenzione, poter giocare con allegoriche interpretazioni di queste realtà mi diverte molto ultimamente…

Quando hai capito che la tua passione si sarebbe potuta trasformare nel tuo lavoro?

È stato più automatico-istintivo-spontaneo di quello che credi…

Thierry Guetta, noto com Mr. Brainwash, e Bansky sono gli artisti contemporanei che trasmettono emozioni con le loro opere in vari muri, interni ed esterni, del mondo. Cosa ne pensi a riguardo?

La Street Art e il WRITING ( vera matrice anni ottanta di tutti i movimenti artistici”underground”ora molto di moda..) stanno portando molti artisti di grande livello alla portata di un vastissimo pubblico e quindi anche a contatto con realtà economiche e commerciali che non vanno sottovalutate.
Speriamo che molti riescano una volta dentro il giochino business a rimanere creativi e non dimenticare la natura artistica delle loro opere e l’appartenenza underground del loro operato, BANSKY è a mio parere il perfetto artista che con le sue opere in strada ha conquistato il mondo e l’immagine collettiva senza snaturare assolutamente il suo prodotto.

Quali consigli daresti ad un giovane che vuole intraprendere la tua attività?

La cosa più importante che consiglierei è non rinunciare alla propria creatività e al proprio stile per raggiungere un profilo professionale. Inoltre, il giovane interessato a fare questo lavoro deve disegnare tantissimo e imparare ad osservare ogni cosa. Infine, aggiungerei di ascoltare con attenzione le critiche che sono molto più costruttive dei complimenti, sopratutto quando disegni per un pubblico o per un eventuale lavoro decorativo.

Un’ultima domanda, come te lo immagini il tuo futuro?
Tanto colore immagino, circondato da tanti colori più precisamente, ma quelli della terra e della natura che tanto adoro e venero profondamente, maremma lover…il resto si vedrà con calma.

Grazie per la passione e la gioia che mi hai dedicato durante l’intervista.

Alessandro Nardini, il corniciaio

Due anni fa, passeggiando per il centro di Grosseto, rimasi stupito da un arco di mattoncini rossi. Entrai e venni avvolto dal fascino di quel luogo pieno di cornici semplici, decorate e colorate. Quel posto era ed è la Bottega Nardini. Di seguito, vi riporto le testuali parole del mio corniciaio di fiducia Alessandro Nardini.

Ciao Alessandro, come e quando è nata l’idea di aprire la Bottega Nardini?

La bottega d’arte Nardini ha radici lontane. Nasce nel 1975, nel centro storico di Grosseto, in via Montanara. La scintilla della mia attuale attività artigiana fu creata quindi da mio padre, artigiano e artista grossetano, che decise di fare del suo amore una vera e propria professione. In via Montanara nacque la sua bottega di stampe, dipinti e cornici. Per la nostra città fu una grande novità dato che a quei tempi non esisteva una bottega artigianale. Per tanti anni quel luogo di lavoro fu anche un punto di riferimento per alcuni artisti grossetani che, sopratutto nelle ore serali, si ritrovavano per discutere delle avanguardie artistiche presenti in Italia in quegli anni. L’esperienza di mio padre, insieme alla saggezza e all’esuberanza di mia madre, anche lei fulcro fondamentale per lo sviluppo della bottega, è stata decisiva per far nascere in me una passione forte che mi ha portato successivamente a decidere di proseguire l’attività artigiana di mio padre.

Cosa occorre per diventare corniciai?

Oggi per diventare un corniciaio serve una buona dose di coraggio, dato che lo stato italiano non fa nulla per agevolare le piccole attività artigiane e anche le stesse associazioni di categoria spesso sono assenti e superficiali. Ma, a parte questa triste considerazione, per diventare un buon corniciaio serve entusiasmo, equilibrio, conoscenza dei vari materiali, amore per quello che si produce e anche una certa competenza sulla storia dell’arte. Conoscere le varie epoche, i vari stili e gli artisti che hanno creato linguaggi e forme, aprendo molte strade artistiche, permette di amare e capire meglio quello che si sta facendo. Il denaro è importante ma questo è un mestiere che lo si fa anche per lasciare un piccolo segno del nostro lavoro, e quando un cliente ti fa i complimenti per quello che hai fatto, ti senti felice e appagato, con una gran voglia di ricominciare.

Quali sono i vostri servizi?

I nostri servizi sono molteplici perché ovviamente non si limitano a tagliare quattro aste di 45°. La cornice infatti non serve soltanto a racchiudere un dipinto, una stampa o una foto. La cornice è qualcosa di più, è un vero e proprio complemento di arredo e quindi, cercando di capire lo stile dell’opera e le varie tendenze del momento, accompagniamo il cliente, passo dopo passo, verso una soluzione ottimale. Nella lavorazione artigianale delle nostre cornici usiamo ottimi materiali e siamo sempre disponibili a preparare gratuitamente dei campioni da provare direttamente sulla parete del cliente. Abbiamo aste grezze che consentono soluzioni classiche e moderne, sia per incorniciare dipinti e stampe, sia per creare una specchiera, e, se necessario, usiamo la doratura e l’argentatura a foglia. Oltre alle cornici, nella nostra bottega si può trovare una buona scelta di stampe antiche e moderne. Ci sono anche delle stampe della città di Grosseto realizzate da mio padre, numerate e acquerellate a mano, che descrivono alcuni scorci della nostra città.

Quali emozioni possono trasmettere una cornice all’interno di una casa?

L’emozione di una cornice all’interno di una casa è assolutamente magica perché contribuisce a dare un tocco di personalità importante alle pareti. La casa è il luogo dell’anima, è il posto dove ognuno di noi vive e si ritrova per parlare, discutere ed emozionarsi per mille motivi, farlo, quindi, in un ambiente elegante ed accogliente migliora la qualità della vita. Una bella cornice all’interno di una bella casa vale quanto un mobile importante, un tappeto particolare o una lampada affascinante. Secondo me, la cornice se è fatta bene si nota eccome, ed è un complemento d’arredo che incide notevolmente nell’ambiente domestico.

Se una persona nel 2015 volesse aprire un’attività come la tua, cosa gli consiglieresti per cercare di essere una delle migliori botteghe nel medio-lungo periodo?

Se una persona volesse aprire nel 2015 un’attività di corniciaio, le consiglierei, pur pagandoli un po’ di più, di tenere buoni materiali, perché alla lunga la qualità paga sempre e conquistare una clientela attenta e competente è fondamentale. Quindi, le suggerirei di aggiornarsi continuamente su quelle che possono essere le tendenze del momento senza mai dimenticarsi però delle vecchie e care tradizioni. Ovviamente le consiglierei di organizzare una location accogliente, non necessariamente importante ma sicuramente gradevole, dove il cliente si possa sentire subito a suo agio. In conclusione consiglierei cordialità, gentilezza e qualche sorriso perché con il potenziale cliente non si deve dare tutto per scontato.

Un’ultima domanda, come te lo senti e disegni il tuo futuro?

Bella domanda, ma è difficile prevedere il futuro. Ovviamente, spero sia positivo. Infatti, lavoro con tanto entusiasmo come se fosse il primo giorno e credo che tutto questo alla lunga dovrebbe ripagarmi di qualche sacrificio, almeno me lo auguro.

Grazie per la disponibilità, professionalità e gioia che mi hai dedicato durante l’intervista.